Avventure a vela e in montagna


"Il viaggio è una porta attraverso la quale si esce dalla realtà nota e si entra in un'altra realtà inesplorata, che somiglia al sogno."
Guy de Maupassant

October 3, 2007

Un lago alpino: Lago Palù in Valmalenco

Il 10 luglio di quest’anno, Luca ci inoltra le proposte di Andrea,un suo collega di Sondrio:
" a) Rifugio Cristina, torbiere e ghiacciaio pizzo scalino
Tempo +/- 2,5 h per la salita; dislivello +/- 800 M.

b) lago Palù (relax e sole)
Tempo +/- 1 h per la salita; dislivello +/- 400 M.

Dovreste arrivare non più tardi delle 09:00 a casa mia (da Mi partenza ore 07:00),
se invece lago possiamo prendercela più comoda.”

Secondo voi quale proposta abbiamo scelto? Senza esitazione la seconda!E abbiamo pensato:”Chi è questo matto che vuole farci partire da Milano alle 7:00? emoticonMa sa a che ora bisognerebbe svegliarsi?!?”
E così, la domenica successiva siamo partiti con due auto alle 9:00, a Sondrio abbiamo preso a bordo l indigeno valtellinese e abbiamo proseguito per la Valmalenco. Lasciata l’auto a S. Giuseppe, abbiamo preso il sentiero che in circa un’ora e mezza ci ha condotto al Lago Palù.
La pendenza era modesta e diversi tratti erano all’ombra, per cui non è stato molto faticoso, anche se non abbiamo risparmiato le nostre lamentele ad Andrea, perché la salita durava più di quanto ci aveva preannunciato. Il sentiero è molto bello, si cammina immersi nel verde tra varie specie di alberi, che cambiano al mutare dell’altitudine. Mi hanno colpito l’intenso profumo dei pini e la presenza di numerose farfalle variopinte che si posavano sulle nostre mani e si lasciavano fotografare come delle dive.
Quando siamo arrivati alla meta, abbiamo visto il lago, una gemma blu incastonata nel verde del paesaggio alpino a 1921 m. sul livello del mare. I boschi di conifere, il sole e le nuvole, specchiandosi nel lago, formano fantasie di colori e di luci.


Abbiamo mangiato sulla riva del lago, non senza che i più temerari si tuffassero nelle gelide acque del lago.
Subito dopo il pic-nic, metà del gruppo ha deciso di salire sulla cima da cui partono gli impianti di risalita, per ammirare il panorama.Si tratta del monte Roggione. Sono andata anche io, mi hanno detto: “Ci vorranno 20-30 minuti”. Ed invece abbiamo impiegato un’ora a salire e poco meno a scendere.
Lungo il percorso abbiamo trovato un rifugio, davanti al quale la gente era stesa al sole in costume da bagno. Là vicino c’era una fontana dall’acqua freschissima. Che bevuta!
L’ultimo tratto era davvero ripido. Quando abbiamo raggiunto la meta, abbiamo potuto ammirare il pizzo Roseg, la Bernina e pizzo Scalino, oltre a tutta la valle. Mi sentivo un bruscolino di fronte alla vastità della veduta.
Per la discesa, i miei cavalieri hanno voluto seguire l’impianto di risalita, per cui è stata una discesa alquanto ripida!
Quando siamo arrivati al lago, ci siamo stesi al sole per riprenderci dalle nostre fatiche e, dopo  una breve sosta al rifugio, con tanto di assaggio di genepì, siamo tornati alle auto.
Andrea ci aveva promesso una visita alle sue cantine, ma, siccome era tardi, siamo andati direttamente all’Osteria del Sole a Ponte in Valtellina. Indovinate cosa abbiamo mangiato? Ma naturalmente pizzoccheri e sciatt!emoticon

 

August 6, 2007

La mia prima avventura in montagna : la Valperlana

Avevo sempre desiderato fare delle escursioni in montagna, ma i miei amici non avevano mai accolto le mie proposte: troppo pigri! All’inizio di luglio di 3 anni fa, sono riuscita a coinvolgere delle mie amiche, presentando loro la descrizione del percorso in Valperlana che avevo trovato su internet. Diceva: dislivello minimo (600 m), difficoltà nessuna.

E così siamo partite da Milano col treno delle Ferrovie Nord per Como, dove, con un autobus diretto a Colico,abbiamo raggiunto Ossuccio. Il primo pezzo del percorso è un sacro monte che porta al Santuario A noi, sprovvedute camminatrici, è sembrato già un livello di difficoltà superiore a quello atteso, ma non sapevamo ancora cosa avremmo trovato. Dopo un’ora di salita si giunge al Santuario, da dove si guadagna una bellissima vista sulla vallata. C’è uno spazio molto gradevole dove sedersi a mangiare e ad ammirare il panorama.

Quando abbiamo ripreso il cammino, abbiamo avuto subito la sensazione che, forse il percorso non era proprio una tranquilla passeggiata. Subito dopo il Santuario, infatti, c’è un tratto molto molto ripido, il sentiero è ben tenuto, ma il dislivello è davvero notevole. Fortunatamente è davvero un tratto breve, ma noi, camminatrici principianti, abbiamo temuto che fosse solo un assaggio di quel che ci attendeva. In realtà la parte seguente del percorso non presenta grandi difficoltà. È agevole e il dislivello è modesto. I paesaggi, però sono molto belli.

Ad accoglierci, nel cuore della valle, abbiamo trovato un’antica Abbazia benedettina, che è aperta solo il giorno di S. Benedetto, l’11 luglio. Pensate che noi eravamo lì, senza averlo programmato, proprio l’11 luglio! Quando siamo arrivate, stava per cominciare la preghiera dell’Ora Media, animata dai canti di un coro della zona. C’era un’atmosfera molto particolare: eravamo, in un luogo raggiungibile solo a piedi con qualche ora di cammino, all’interno di un’abbazia secolare immersa nel verde, ad ascoltare, con altri viaggiatori, melodie gregoriane. Quando i canti sono finiti nessuno aveva voglia di andare via. Ma c’era un orario da rispettare, quello del battello che ci attendeva per tornare a Como.

Abbiamo preso il sentiero per Lenno, lungo il percorso, tutto in discesa, si possono ammirare tanti scorci del lago e dei paesi che vi si affacciano. A Lenno si giunge in meno di 2 ore, se ricordo bene. Dopo un gelato ristoratore, abbiamo preso il battello per Como, da dove abbiamo fatto ritorno a Milano. Ci sembrava di avere superato una grande prova.

Se penso ora a quel percorso, mi rendo conto che non è impegnativo, ma allora sentivamo di avere fatto una grande impresa, non avevamo con noi nessun esperto camminatore, né qualcuno che conoscesse il percorso ed eravamo arrivate alla fine, rispettando la tabella di marcia.

August 5, 2007

Escursione in Val Zebrù

Parte 2

Domenica mattina, dopo un’abbondante colazione, che la coscienza ti consente di fare solo quando sai che ti aspettano ore di fatica, siamo partiti.
Si è ripetuto il copione delle bugie sul sentiero. Si poteva scegliere tra la discesa, percorrendo al contrario il sentiero del giorno prima oppure un altro sentiero che ci avrebbe portato al Passo Zebrù a 3000 m. Naturalmente, quando abbiamo chiesto se fosse molto più impegnativo il secondo percorso, ci hanno risposto: “Nooooo!”.
Il primo tratto effettivamente era tutto in discesa, ma dopo la prima mezz’ora, eccoci di nuovo ad affrontare salite impegnative, non ci siamo fatti mancare neanche il tratto con le ferrate.
La fatica era sempre lautamente ricompensata: è stata una festa per gli occhi, cercavo di immaganizzare nella mente quelle vedute ampie, dai colori così vividi, quei paesaggi straordinari, quella sensazione di essere a contatto con la natura che non ha subito trasformazioni da parte dell’uomo.

E i fiori e le piante che cambiavano al cambiare della quota, quanti colori, quanti profumi…
Dopo circa 3 ore siamo arrivati al Passo Zebrù. Che spettacolo! Tutto il percorso è stato fantastico, ma la veduta dai 3000 m era mozzafiato. Non riuscivo a credere di essere arrivata fin là con le mie forze. Da una parte il Gran Zebrù e i ghiaccai, dall’altra parte la vallata che ci riportava verso la realtà.
Dopo una lunga pausa per le foto e per distruggere le scorte di cioccolato, abbiamo cominciato la discesa verso la Valle dei Forni. Anche l’ultimo tratto è stato ricco di immagini da conservare e di odori fortissimi, basti pensare ai pini… Ci siamo imbattuti nei resti di una fortificazione risalente alla prima guerra mondiale, che ora i fiori e l’erba hanno trasformato, rendendola un elemento ben integrato nel paesaggio.
Ci siamo fermati a mangiare la polenta al Rifugio Pizzini e alle 16:00 siamo arrivati al Rifugio Forni, da dove con le jeep siamo tornati alla nostra auto.
Son tornata a casa con una grande stanchezza, ma di un genere molto diverso rispetto a quella che provavo alla fine della settimana di lavoro. La montagna ripulisce tutto, era una stanchezza che si accompagnava comunque alla soddisfazione per il percorso compiuto e ad un grande senso di serenità.

August 4, 2007

Escursione in Val Zebrù

Parte 1

Un afoso venerdì  di luglio un amico mi ha invitato ad andare con la sua comitiva in Val Zebrù. Avevo avuto una settimana molto pesante ed ero stanca fisicamente e mentalmente. Non conoscendo il sentiero da percorrere, gli ho detto che sarei andata solo se si trattava di un’escursione non impegnativa. Mi ha risposto che era una lunga passeggiata, ma non troppo faticosa, in più i suoi amici ci avrebbero portato gli zaini con le jeep fino a metà percorso.
Accetto e si aggiunge anche la mia coinquilina.
Partiamo da Milano alle 9:00 e arriviamo a S. Antonio Valfurva alle 13:00, a causa del traffico.
Lasciamo l’auto e scopriamo che le jeep sono già partite e che dovremo portare a spalla i nostri zaini emoticon. Non ci facciamo scoraggiare e ci fermiamo al primo rifugio, a quota 1660 m s.l.m. a comprare un bel panino con la bresaola. Qui mi viene svelata la verità: dobbiamo arrivare a circa 3000 m e ci sono 5 ore abbondanti di cammino! Il mio amico, come tutti gli organizzatori delle escursioni in montagna mi ha mentito spudoratamente! Mi riprendo dallo shock, chiamo a raccolta le mie energie e si parte!
Il paesaggio è stupendo già dai primi passi, gli odori e i colori della montagna sono intensificati dal sole di luglio delle ore più calde.

Era un po’di tempo che non affrontavo trek impegnativi, ma non avevo dimenticato che la montagna ricompensa sempre ogni fatica con lo spettacolo che ti offre lungo il sentiero e alla meta.
Dopo due ore di cammino arriviamo al rifugio I Pastori a 2200 m slm. Sono tentata i fermarmi, perché il sentiero fatto sotto il sole cocente  è stato pesante, ma i miei compagni di viaggio mi spingono a continuare. Dopo due ore intravediamo la nostra meta: il Rifugio Quinto Alpini. Dopo un’altra ora di salita, fatta in un paesaggio quasi lunare, senza vegetazione, arriviamo al rifugio. Mi sembra un sogno, la fatica dell’ultimo tratto l’ho sentita veramente tanto. Non vedo l’ora di buttare a terra lo zaino, lavarmi e mangiare! Che fame!
Ci vengono incontro gli amici che si erano avviati con le jeep e, prima ancora che riusciamo a liberarci degli zaini, ci incitano a continuare per altri 10 minuti per arrivare sul ghiacciaio. Li ho guardati come se mi avessero detto: “Ora vai sulla Luna”!
Comunque era inevitabile: abbiamo lasciato gli zaini, ci siamo cambiati le magliette, abbiamo preso il pile e siamo andati sul ghiacciaio, trascinandoci con le poche forze rimaste. Ne è  valsa la pena! Poche ore prima eravamo a boccheggiare nel caldo di Milano ed ora eravamo sulla neve… bellissima sensazione! Intorno il ghiaccio, la montagna e il silenzio. Mi sentivo in cima al mondo, lontana anni-luce dalla frettolosa e rumorosa vita di città.E in questa atmosfera quasi irreale, uno stambecco si è lasciato ammirare, salendo su un podio naturale non lontano dal rifugio. Che eleganza!
E finalmente è arrivate la loro ora! Son comparsi i pizzoccheri, la polenta con i formaggi fusi, i dolci emoticon. Tutto è così buono dopo una salita impegnativa! Solo chi l’ha provato mi può capire.
C’è stato poi lo spettacolo del tramonto, che ha colorato i pochi fiocchi di nuvola presenti nel cielo e le vette rocciose.
Siamo andati a letto alle undici, guidati da una torcia per entrare nelle camerate dove già dormiva un altro gruppo che l’indomani si sarebbe levato alle 3:00 per andare ad arrampicare sui ghiacciai.